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Metti una mattina a Catania, dopo Sant’Agata…

Scritto da: il 12.02.10 — 0 Commenti
Un semplice cittadino prova sempre un grande rammarico quando s’imbatte in comportamenti non certo fondati sul rispetto delle regole a maggior ragione quando entrano in gioco le norme in materia di organizzazione della tutela e della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. È bastata una spontanea passeggiata in centro, la mattina del 6 febbraio scorso, per rilevare come un servizio che, secondo il pensiero del nostro sindaco avrebbe dovuto “evitare disagi ai nostri concittadini”, si è in definitiva trasformato in un vero e proprio “festival del pressappochismo”. Il servizio in questione, affidato alle cosiddette squadre anticera, fa riferimento all’annosa rimozione della cera sul percorso del fercolo di Sant’Agata. Osservando lo svolgimento dei lavori sono venute a galla parecchie “imprecisioni”. Alcune per assurdo, vengono poste in risalto addirittura dal sito del nostro Comune. A questo proposito viene in mente una foto che mette in evidenza il lavoro certosino degli addetti della “Nettezza Urbana” clamorosamente sprovvisti dei più semplici dispositivi di protezione individuale, ovvero scarpe antinfortunistiche (e non “da ginnastica” come si evince dall’immagine), guanti e maschere protettivi. Si è ben lontani, insomma, da un’organizzazione dei lavori improntata sull’eliminazione o quantomeno sulla riduzione al minimo dei rischi gravanti sul lavoratore. In secondo luogo le traiettorie confuse dei mezzi meccanici unitamente al matto saltabeccare degli addetti ai lavori hanno fornito un dato preoccupante in termini di coordinamento delle operazioni da svolgere. Ci si chiede in questi casi se, oltre al puntuale e celebrativo comunicato stampa emanato a ridosso della festività, fosse stato redatto anche un documento atto a descrivere puntualmente i tempi e le modalità d’intervento da ottemperare. L’atteggiamento composto e per nulla stupito mostrato dall’Assessore all’Ecologia Domenico Mignemi, presente sul “posto”, farebbe propendere per un irriverente “forse” o magari per un preoccupante “no”. Infine, come non pensare poi a quella sconsiderata “libera circolazione di mezzi ...
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