Step Stop

Scritto da: il 02.07.08
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Step StopStep1, giornale online della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Catania, chiude fino a nuovo ordine. E per me e molti, moltissimi altri, questa è una pessima notizia.

Ieri è stata pubblicata una lettera della redazione che è stata prima inviata a vari collaboratori (fra cui il sottoscritto) chiedendo appoggio contro un disinteresse da parte della Facoltà. Chiariamo subito che Step1 funziona bene, gli articoli pubblicati sono sempre ben scritti e approfonditi, le analisi mai banali, la community che gira attorno al forum “Tribù di Zammù” è una delle migliori nel panorama universitario nazionale.

Cosa chiedono i redattori? Potrei farvi un riassunto, ma preferisco dare un link diretto alla letterache potete commentare esprimendo solidarietà, indifferenza o critiche.

Spero in una soluzione, nello Step2, altrimenti sarebbe la conferma che l’Università di Catania è davvero in crisi nerissima e non è capace di portare avanti le iniziative che valgono davvero con un minimo supporto. Il futuro, comunque vada, è tutto degli studenti che hanno gestito in maniera professionale un portale per più di quattro anni e mezzo. Se Step1 chiude, certamente questi ragazzi si faranno largo nel mondo esterno, dove fra mille difficoltà per effetuare lo Step One contano solo le proprie capacità per poter fare un altro milione di passi, senza limiti. Chi ci perde è l’Università di Catania.

  • Mushin

    Il problema principale è il modo assurdo con cui è gestito il medialab. A prescindere dalla presenza o meno di fondi, non hanno politiche di lungo periodo, hanno in iziato per gioco e hanno continuato senza avere chiare idee in testa. Noi stessi volevamo contribuire e ci hanno fatto una risata in faccia. Mentre Mediaset ci compra. Che lungimiranza…

  • Leandro Perrotta

    Analisi purtropo vera Simone, Step1 va avanti solo grazie al contributo degli studenti, non pagati e anche poco considerati. Mentre le aziende convenzionate (BluMedia) cosa fanno non l’ho francamente capito. Dal punto di vista giornalistico il suo lavoro Step1 lo ha fatto molto bene considerando le risorse praticamente nulle, ovviamente all’interno del suo target “leggero”, ma in questo periodo direi nero per l’informazione è una delle cose migliori da leggere da Catania. Ma un giornale non si regge solo su chi scrive. L’Università non ha idea di come si gestisca un giornale online, ma non ha nemmeno imparato a farlo.

    Cosa manca? La ricerca. La strategia. Un piano di crescita Finita l’onda lunga di quel piccolo sforzo iniziale alla redazione non resta altro che questo sistema per carcare di smuovere la situazione. E sono certo che la Facoltà di Lingue non capirà e sarà Step1 un’altra opportunità persa.

  • Redazione Step1

    Sarebbe interessante portare i vostri argomenti anche sul forum di Step1, nel topic in cui si sta discutendo del passato, presente e futuro del nostro magazine. Ogni contributo al dibattito in corso sarà benvenuto. Grazie.

  • Leandro Perrotta

    Ok vedo di ricopiare i messaggi sul forum ;-)

  • Mushin

    Linkare, linkare. Sul web non si ricopia, si linka :P

  • Leandro Perrotta

    Ho risposto sul sito di Step1, che è moderato a priori, in attesa di approvazione incollo anche qui

    Rispondo a Giuseppe L. riguardo alle critiche al medialab di Mushin sui commenti nel blog 095 http://095.bloglist.it/2008/07/02/step-stop/

    Le critiche sono, appunto, rivolte alla gestione del Medialab e a quanto pare mediate dall’esperienza personale, non a STEP1 . Quanto a esperienze personali io invece ho avuto modo di conoscere parte della redazione in maniera non intensa ma certamente sufficiente a dire che il lavoro svolto è stato incredibile in questi anni, senza per altro (lo dimostrano le lauree di questo periodo) accantonare gli studi. Unendo a questo il contenuto della lettera all’editore, mi sento di condividere le critiche di Mushin, e aggiungo come ho fatto su 095 una richiesta di chiarimento: che ruolo ha Blumedia in Step1 oggi? So che ha contribuito alla sua creazione, che Gianluca Reale direttore di Zammù è membro della redazione, ma l’impressione dall’esterno è che il “know-how” sullo sviluppo di un sito multimediale sia già stato esaurito. O forse peggio e non lo avevo ancora compreso, non c’è più da tempo e non c’è mai stato un accordo per la didattica con BluMedia importante (e in ascesa, da pochi giorni curano la comunicazione politica del sen. Bianco) azienda catanese, quindi non sono state in questi anni sviluppate competenze all’interno della facoltà in grado di poter far proseguire il progetto multimediale accanto a quello ottimo della redazione giornalistica.

    Scusate tutti, sono quesiti “importanti” per gli studenti ritengo, la mia visione della situazione al di fuori dello stretto lavoro di redazione di Stp1 è molto limitata, e magari visto che ormai non sono più problematiche interne alla facoltà dopo la lettera mi piacerebbe ricevere ua risposta, un chiarimento, o anche delle secche smentite alla mie supposizioni.

  • Mushin

    Il problema non è quanto sia brava BluMedia. Il problema non è di competenza degli attori. Questo è un problema che si pone dopo. Il problema è innanzitutto di metodo: se non vengono garantiti i riconoscimenti e i compensi ai ragazzi impiegati, questo non dipende dalla professionalità dei partner della facoltà nel medialab, ma dalle regole. E nessuno, certo non un’azienda che vive di commerciale, può avere interesse a creare queste regole che implicano in ultima analisi costi. Perché da che mondo è mondo sono i costi a decrementare i vantaggi commerciali.

    BluMedia fa quello che fa un’azienda: profitti. E i profitti si fanno abbattendo i costi. Non mi pare che siano al medialab facendo beneficienza. Quindi il punto resta sempre quello della capacità dei ragazzi di non essere sfruttati. E per sfruttamento non intendo (solo) lavoro non retribuito. Non è (solo) questione economica ma anche di retribuzione in senso lato, cioé di prospettive concrete al vostro futuro. BluMedia è già dentro il MediaLab, non mi pare che le cose per radio Zammù vadano troppo meglio a livello di impostazione.

  • Gianluca Reale

    Cari ragazzi, mi sento in dovere di chiarire per mio conto e per Blu Media. In modo che tutti i dubbi siano fugati. Blu Media non ha alcun ruolo in Step1 e non è nel MediaLab. E’ vero che ha firmato una convenzione per la tutorship di Step1, e in base a questa le sono stati girati alcuni soldini, ma è stato un escamotage trovato insieme al prof Granozzi per poter pagare i compensi l’anno scorso ai ragazzi che hanno scritto, in modo tale da permettere loro di prendere il tesserino. A Blu Media di quei soldini non è restato (né doveva restare) manco un centesimo. Per il resto non c’è nessun ruolo di Blu Media, né a Blu Media è stato richiesto di avere alcun ruolo nella gestione di Step1. Io stesso, dopo avere tenuto i primi medialab sul giornale on line, 3-4 anni fa, e fatto nascere Step1 non ho potuto più impegnarmi in prima persona per mancanza di tempo.
    Per quanto riguarda Radio Zammù, è vero che Blu Media ha una convenzione, ma anche qui, i famigerati profitti non esistono, poiché quasi per intero quanto ricevuto viene speso per retribuire chi lavora più assiduamente in radio. Non so cosa intendi quando dici “a livello di impostazione”, ma mi pare che la radio pur tra mille difficoltà comunque funzioni. Dico che fantasticare sui profitti percepiti da Blu Media o da chissà chi altro è un banale errore.
    Tornando a Step1, quello che dite è vero. Un giornale va curato e seguito, con un direttore e un responsabile della redazione che sia sempre presente, a maggior ragione se si tratta di un “laboratorio” in cui si formano studenti/giornalisti. Però è anche vero che questo diventa un lavoro e lavorare su un giornale on line, che va costantemente aggiornato, è un lavoro a tempo pieno.
    Diciamo però che quanto sin qui fatto è stato eccezionale, grazie all’impegno di tutti, ma è verissimo che un progetto come Step1 (ma ci metto anche Radio Zammù) che aveva grandi ambizioni e prevedeva una multimedialità spinta (e di cui il giornale era solo il primo “step”) ha bisogno di lungimiranza, risorse e il sostegno “politico” dell’editore. Insomma, ci vuole la volontà e il portafoglio, senza dimenticare che comunque sono attività inquadrate all’interno della didattica ed è questo il motivo per cui l’università non vuole (né può per problemi normativi) pagare direttamente gli studenti che si impegnano in questi media. Spero che la situazione si sblocchi e che Step ritorni operativo più e meglio di prima.
    Saluti

  • Mushin

    @Gianluca: forse mi sono espresso in modo da farmi fraintendere. Non intendevo che il problema di Step1 sia che BluMedia è un’azienda (e quindi fa profitti). Nè che Step1 ha profitti che si pappa qualcuno. Anzi, esattamente come dici tu intendevo che il problema è in primis della mancanza di una politica di lungo corso, che stanzi fondi e mezzi per un progetto serio. Ed in questo senso la presenza di BluMedia non salva la situazione proprio perché alla base manca il progetto. La possibilità di inserire il commerciale su alcuni spazi (come radio zammù), non mi pare possa fungere da sola da sostentamento.
    E senza sostentamento economico qualsiasi coinvolgimenti dei ragazzi rischia di deviare verso uno sfruttamento (voluto o meno).

    Ovviamente non conoscevo i termini dell’accordo fra BluMedia e il MediaLab, quindi se posso aver espresso supposizioni errate, me ne scuso. Ti ringrazio per l’intervento, comunque.

  • Gianluca Reale

    Purtroppo non è il commerciale, su Step1 come su Radio Zammù, che può fare avere risorse a questo tipo di progetti. Prima di arrivare a quello occorrono investimenti di partenza. Il commerciale può arrivare solo quando si fanno grandi volumi. Non dimetichiamoci però che Step1 e anche la radio hanno la duplice natura di media e di laboratori didattici, non possono essere considerati come luoghi in cui trovare “il posto di lavoro”, perciò bisogna trovare un equilibrio tra remunerazione monetaria e acquisizione di esperienza e bagaglio di conoscenze per chi si impegna. Anche se è vero che per dare continuità e forza e prospettiva al progetto alcune figure professionali andrebbero strutturate. Comunque sia la rivendicazione di magigori risorse e attenzioni è una battaglia che va fatta.

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