Sono innamorato/a di Pippa Bacca. Chiedimi perchè!

Scritto da: il 31.03.09
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Pubblico oggi una lettera per Pippa Bacca, di cui oggi ricorre il primo anniversario della morte. A scriverla gli amici catanesi di Pippa Bacca, e fra questi Giuseppe Parito che me la inviò mesi e mesi fa, chiedendomi di pubblicarla (dopo che i quotidiani locali non la pubblicarono lo scorso anno)  quando lo ritenessi opportuno.

Pippa Bacca è diventata con la sua ultima performance, che è stata causa indiretta della sua morte (vestita da sposa, in giro per la Turchia in autostop, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo, fu violentata e uccisa da un uomo a Gebze) un simbolo di quella che nella lettera è definita “arte della verità”.

Pippa BaccaQuesta scritta è impressa su uno degli innumerevoli gadget che Pippa Bacca ha prodotto e diffuso, per qualche tempo, durante i suoi viaggi performativi. “Viaggi”, che l’hanno portata, in numerose occasioni anche a Catania, dove una comunità di persone ha avuto con Lei un periodo di frequentazione e amicizia. Con Lei, e con la sorella Antonietta , che di questi “Catanesi” nella sua casa Milanese ne ha accolti tanti, alcuni per lunghissimi periodi. Questa comunità in questo pensiero si raccoglie e unisce per rendere il giusto omaggio ad una amica ma soprattutto ad una grandissima artista stimata. Si unisce, dedicando questa sentita riflessione alla carissima “Anto” che sappiamo straordinaria, anche in questo momento, in cui malgrado lo struggimento, rilegge in modo straordinariamente consapevole l’opportunità di un viaggio/missione che più di qualcuno, invece, racconta come di un fatale ingenuo disegno. Il nostro pensiero si concentra, al contrario, convinto sulla necessità di rendere omaggio a Giuseppina Pasqualin, straordinaria artista della “verità”. Crediamo non sia provocatorio, o almeno non più di quanto intendesse esserlo Lei, se pensiamo e sentiamo di potere affermare che la sua morte testimonia in modo organico e tristemente coerente la sua vita e la sua ricerca artistica.

Il suo lavoro si articolava in invenzioni finalizzate a rendere il suo corpo e la sua persona/lità (tutta) motore di relazioni, congegnate per mettere a nudo piccole ed essenziali verità, degli uomini e delle loro azioni. Ci sembra importante specificare che si trattava mai di evidenti e plateali provocazioni ma di delicatissimi, innocenti e autentici atti di poesia.

A volte giocosi e pop come la distribuzione di spille con scritte pretestuose e mai banali, che le servivano in modo disimpegnato a rompere nel quotidiano le piccole barriere e diffidenze tra le persone, così come anche da strumento per aprirsi a sua volta, sminuendo i propri disagi, al contatto con le persone, suo assoluto e principale talento. C’è n’è tanta a Catania di gente che l’ha conosciuta, di ogni genere, senza distinzioni, come usava sempre. Estremista, solo nel suo interesse indistinto per le persone in genere, e, forse, proprio in quanto “genere” (o specie). Dalle sue opere, perlomeno quelle che prendevano una forma e consistenza feticcia, traspare un interesse quasi scientifico per la natura, in tutti i suoi aspetti, ma i suoi progetti più complessi e significativi e che investivano per tempo e logistica i maggiori sforzi, erano incentrati sul tema del viaggio e dell’incontro, in una probabile consapevolezza che la natura e il mondo (tutto) si trasforma e prende( o perde) via via le sue forme, poichè abitato dalla specie umana. Una modalità di indagine complessa e profonda, che tuttavia può somigliare o includere, senza il difetto e i limiti della sintesi scientifica, all’indagine propria delle scienze umanistiche (la socio-antropologia…), come anche a quelle naturali (biologia, entomologia, zoologia…).

La sua morte commuove, per naturale reazione empatica, ma il sentimento doloroso che investe direttamente la sua persona trova la pace solo nella assoluta certezza che Pippa sia morta in un incidente di volo, che la fa assomigliare per analogia, non certamente al “Grizzly Man” di Werner Herzog, (Docu-Film che racconta la morte di Timothy Treadwell, vittima dei suoi amati orsi, ma più di ogni altra cosa di malato e paranoide animalismo di fuga) ma a chi è morto della propria lucida passione, Angelo D’arrigo per citarne uno tra la nostra gente, ma così come anche altri avventurosi quanto scrupolosi cercatori e ri-cercatori, morti per fatale incidenza degli elementi intercorrenti alla loro esplorazione, dove il rischio e la paura sono ombre e fantasmi da superare e/o da sfidare, ma che divengono atlresì energia e stimolo inesauribile di una sentita missione. Se, però, per tutti gli altri, l’episodio mortale in se non è elemento significativo , nel caso di Pippa ne diviene sintesi drammatica, e la sua morte, nelle modalità occorse, testimonia e racconta una conclusione che lascia annichiliti per ciò che rivela in virtù soprattutto delle ragioni che ne avevano dato inizio. Lo struggimento pertanto si sposta e riflette sulle ragioni della cruda anima-lità. Una anima-lità a cui Pippa Bacca ha dedicato (e sacrificato) la sua vita, sfidandola, nel tentativo costante e imperativo, di metterla a nudo, con un sentimento d’amore incondizionato verso quello che per lei era stata una irrinunciabile e giusta forma di bellezza.

Lettera firmata

dagli amici catanesi di Pippa e Anto.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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