Rassegna Stampa 2 – un lusso chiamato Casa

Scritto da: il 10.11.08
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Parte 2 della picola rassegna stampa odierna.

  • Il secondo articolo si chiama “Un Lusso chiamato Casa“, ed è di Marco Benanti, sul settimanale free press Catania Possibile del 7 novembre 2008. Tanto per smentire quanto scritto da me qualche tempo fa, Benanti ci dice che la Casa per i catanesi è diventato un vero problema con un numero di sfratti in crescita continua.

“A Catania gli sfratti sono oltre 500, dato aggiornato a fine ottobre”. Il dato viene dal segretario generale del Sicet – Sindacato Inquilini Casa e Territoro, Carlo D’Alessandro.

Mentre a livello nazionale lo sfratto arriva per morosità nell’80% dei casi, a Catania questa percentuale sale ad oltre il 90%. Gli inquilini non riescono a pagare: in un contesto di bassi salari, con perdita progressiva di potere d’acquisto, si rischia di perdere non solo il posto di lavoro, ma anche un tetto.

Il fenomeno è in crescita e riguarda in particolare i cosiddetti “nuovi poveri”: si tratta del ceto medio impoverito. L’identikit che ne fa D’Alessandro è quello di famiglia monoreddito con un figlio. Insomma, uno stipendio di mille e duecento euro per il capofamiglia non è sufficiente, dopo qualche mese si deve scegliere fra affitto e altre esigenze primarie. Dal governo nazionale è arrivata la proroga degli sfratti: “Un provvedimento molto parziale – sostiene il Sicet – perché lascia fuori dalle condizioni d’accesso alla proroga tutte quelle famiglie che sono sotto sfratto per morosità”.

Come si è arrivati a questa situazione?

“Gli affitti – spiega D’Alessandro – sono balzati in alto con l’euro. A partire da marzo 2002 ad oggi l’aumento è di oltre il 100%. Sono mancati i controli da parte delle Istituzioni sul mercato, che è stato rovinato dall’euro. Oggi non si trovano alloggi per le famiglie ma si preferisce affittare a prezzi altissimi agli studenti, 200-250 euro a posto letto. Si è diventati dei locandieri”.

Se la passa male il ceto medio, gli studenti, e anche i migranti che vivono il ricatto della casa oltre a quello del lavoro (pena,  l’espulsione).

“Del problema casa non frega a nessuno, nè al Comune, da cui da tre mesi attendiamo risposte, nè alla Regione. Anzi la strategia in corso sembra quella di fare chiudere gli Istituti Autonomi Case Popolari.” All’ufficio casa si allunga la lista di chi chiede casa a causa dello sfratto: le famiglie vengono messe in ordine cronologico in base al’ordinanza di sgombero. Gli alloggi non ci sono, e l’elenco si allunga.

L’emergenza è, quindi, quella di reperire alloggi, promuovere una nuova progettualità per l’edilizia popolare per fare fronte all’emergenza: di fatto, nulla o quasi. Eppure, quando si tratta di edilizia sovvenzionata dagli enti pubblici (Stato, Regione, IACP) la legge prevede che anche se si paga l’affitto non si può lasciare vuoto l’alloggio. “Invece succede” afferma D’Alessandro.

Il Sicet informa che fra il 2000 e il 2002 le domande per l’edilizia sovvenzionata erano state 2800, nel 2006 erano oltre 1400. Quest’anno non c’è l’aggiornamento del bando previsto dalla legge, che costituisce una sorta di termomentro della situazione, per vedere in quanti chiedono l’alloggio. Si attende il Piano Casa del governo nazionale.

Quanto agli abusivi: il Sicet parla di circa 3000 alloggi, in maggioranza IACP, occupati. Chi avrebbe diritto in base alle graduatorie li subisce. I casi di prepotenze non si contano più: l’estate scorsa fece scalpore il caso di una coppia “scippata” dell’alloggio cui aveva diritto. Alla fine, la casa fu “liberata”, con l’intervento della forza pubblica. Ma quasi sempre questo non succede: secondo indiscrezioni esisterebbe un vero “mercato parallelo”, soprattutto in periferia, in cui particolari “mediatori” si offrirebbero, per qualche migliaio di euro, di trovare “sistemazioni” abusive. Si tratta di un fenomeno noto (peraltro con due sanatorie già effettuate), radicato nel tempo e diffuso. La dimostrazione che a Catania il controllo del territorio è una chimera?

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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