Da giorno 21 luglio è disponibile sul sito internet dell’agenzia del Territorio, il Rapporto Immobiliare 2008, che analizza i volumi delle compravendite effettuate in Italia nel corso del 2007 e nel periodo 2000-07.
Il Rapporto, realizzato a cura dell’Osservatorio del mercato immobiliare, esamina l’andamento dei volumi di compravendita per i settori residenziale, terziario, commerciale e produttivo a livello nazionale e per singola regione, tramite schede regionali, contenenti la sintesi degli andamenti dei diversi settori a livello provinciale.
Andando più nel dettaglio, il Rapporto è dedicato all’analisi della distribuzione territoriale del numero delle compravendite (NTN) della piena proprietà relative alle unità immobiliari suddivise in quattro settori per tipologia catastale, del relativo stock e dell’indicatore dell’intensità del mercato immobiliare (IMI) dato dal rapporto tra il numero delle compravendite e lo stock.
I dati dicono che il settore residenziale è in calo per la Sicilia, con un numero di compravendite inferiore al 2006 del -6,3%. Il mercato degli uffici cresce, anche se molto lentamente, nei capoluoghi di provincia (+2%), mentre subisce una decisa flessione nei comuni restanti (-6%); il settore commerciale fa invece registrare una certa stabilità nel
numero di compravendite annuali, soprattutto se si considera l’intero periodo di osservazione (2000/2007), con l’eccezione della provincia di Ragusa, che nell’ultimo anno
ha visto incrementare del 30% il numero delle comprvendite. In calo il settore produttivo (-42%), che, dopo il picco registrato nell’anno 2006, ritorna su volumi in linea con i dati degli anni precedenti. I dati per singola provincia, quindi anche per la provincia di Catania, sono visionabili a pagina 184 del rapporto.
Dopo aver letto i dati, avanzo una ipotesi su quanto sta accadendo a Catania, con la destinazione di vaste aree ex agricole a edilizia residenziale:
è evidente, come evidenziato in questo precedente post, che a Catania non c’è un’emergenza abitativa. Ma come spesso (forse sempre) accade, le decisioni politiche non vengono prese solo considerando i problemi evidenti, ma analizza un complesso di esigenze anche apparentemente contrastanti fra loro. Insomma, il rapporto “meno abitanti= meno case” non è sempre valido, perchè se è vero che le case servono per farci abitare le persone (penso di non sbagliare in questa affermazione), c’è l’inizio di una crisi nel settore. Quindi? Per arginare la crisi meglio costruire case nuove, senza la certezza che vengano poi realmente utilizzate.
Non è certamente un ragionamento particolarmente raffinato, quindi chiedo ai lettori più esperti in materia di lasciare un commento per fornire una lettura migliore.
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