Rapporto immobiliare 2008, settore residenziale in calo

Scritto da: il 25.07.08
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Sicilia - Distribuzione di NTN Comunale anno 2007Da giorno 21 luglio è disponibile sul sito internet dell’agenzia del Territorio, il Rapporto Immobiliare 2008, che analizza i volumi delle compravendite effettuate in Italia nel corso del 2007 e nel periodo 2000-07.

Il Rapporto, realizzato a cura dell’Osservatorio del mercato immobiliare, esamina l’andamento dei volumi di compravendita per i settori residenziale, terziario, commerciale e produttivo a livello nazionale e per singola regione, tramite schede regionali, contenenti la sintesi degli andamenti dei diversi settori a livello provinciale.

Andando più nel dettaglio, il Rapporto è dedicato all’analisi della distribuzione territoriale del numero delle compravendite (NTN) della piena proprietà relative alle unità immobiliari suddivise in quattro settori per tipologia catastale, del relativo stock e dell’indicatore dell’intensità del mercato immobiliare (IMI) dato dal rapporto tra il numero delle compravendite e lo stock.

I dati dicono che il settore residenziale è in calo per la Sicilia, con un numero di compravendite inferiore al 2006 del -6,3%. Il mercato degli uffici cresce, anche se molto lentamente, nei capoluoghi di provincia (+2%), mentre subisce una decisa flessione nei comuni restanti (-6%); il settore commerciale fa invece registrare una certa stabilità nel
numero di compravendite annuali, soprattutto se si considera l’intero periodo di osservazione (2000/2007), con l’eccezione della provincia di Ragusa, che nell’ultimo anno
ha visto incrementare del 30% il numero delle comprvendite. In calo il settore produttivo (-42%), che, dopo il picco registrato nell’anno 2006, ritorna su volumi in linea con i dati degli anni precedenti. I dati per singola provincia, quindi anche per la provincia di Catania, sono visionabili a pagina 184 del rapporto.

Dopo aver letto i dati, avanzo una ipotesi su quanto sta accadendo a Catania, con la destinazione di vaste aree ex agricole a edilizia residenziale:

è evidente, come evidenziato in questo precedente post, che a Catania non c’è un’emergenza abitativa. Ma come spesso (forse sempre) accade, le decisioni politiche non vengono prese solo considerando i problemi evidenti, ma analizza un complesso di esigenze anche apparentemente contrastanti fra loro. Insomma, il rapporto “meno abitanti= meno case” non è sempre valido, perchè se è vero che le case servono per farci abitare le persone (penso di non sbagliare in questa affermazione), c’è l’inizio di una crisi nel settore. Quindi? Per arginare la crisi meglio costruire case nuove, senza la certezza che vengano poi realmente utilizzate.

Non è certamente un ragionamento particolarmente raffinato, quindi chiedo ai lettori più esperti in materia di lasciare un commento per fornire una lettura migliore.

  • Mushin

    Semplicemente la politica in questo paese latita nei piani a lungo raggio. Le case non servono pero’ solo a far abitare le persone. Sono un investimento, soprattutto in tempi incerti come questi. Meglio bloccare i risparmi in un immobile che in banca. Senza contare che il problema dei mutui e’ il principale responsabile del calo di compravendite. Questo pero’ non vuol dire necessariamente meno case, ma case in affitto. Catania e’ una citta’ d’immigrazione e costruire ha senso. Solo in questo frangente chi compra sono poche persone che difendono la propria ricchezza. La massa va in affitto.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Il problema delle case visto da chi ha volontà di comprarne è la bolla speculativa degli ultimi anni, che ha falsato i valori reali degli immobili, costringendo molte persone a gravarsi di mutui insostenibili. Gran parte degli edifici ormai sono in mano alle banche dentro la città.
    Costruire serve anche a dare una alternativa di sicurezza a chi non può più sostenere l’affitto come forma stabile di vita.
    Poi c’è l’ottimo discorso di mushin sul ricorso al mattone in periodo di incertezza…

  • http://magma.iobloggo.com kaos

    Che Catania sia una città d’immigrazione non mi risulta e i dati statistici sui residenti, in calo da almeno 15 anni, confermano invece la tendenza ad abbandonare il centro per l’hinterland. Al calo di abitanti di Catania, infatti, si contrappone la crescita di comuni come Aci Catena, Nicolosi, Trecastagni, che rappresentano una novità rispetto alla prima ondata migratoria negli anni ’70-‘80 dal centro urbano catanese ai comuni di Gravina, Mascalucia e S. Agata li Battiati.

    A Catania non c’è bisogno di nuovi alloggi privati, ma di edilizia residenziale pubblica oltre che di un piano complesso di nuovi uffici e strutture pubbliche (scuole moderne, un centro direzionale comunale sul modello di quello di via Nuovaluce della Provincia, presidi sanitari, case dello studente, nuove sedi per gli uffici ASL, per i vigili del fuoco, un nuovo carcere, stadio e impianti sportivi).

    Personalmente credo che il problema non sia costruire, ma guidare gli investimenti edilizi verso progetti remunerativi per il privato ma utili all’intera collettività. Non avrebbe senso costruire lo stadio a Librino e in cambio dare ad un privato la possibilità di costruire milioni di metri cubi di cemento a Cibali. La gioia dei tifosi vale forse più del benessere di un intero quartiere?
    Esempi come questi si possono applicare anche a tanti altri progetti in cantiere: Corso Martiri della Libertà, le torri-grattacielo di Ognina, l’area della caserma Sommaruga.

    Un’ultima considerazione. Spesso i grandi costruttori agitano lo spettro della perdita di migliaia di posti di lavoro in caso di crisi del settore, quindi spingono i comuni a concedere nuove aree edificabili. In realtà la manodopera potrebbe tranquillamente lavorare per decenni ristrutturando le vecchie abitazioni e rendendole conformi alle norme antisismiche e di risparmio energetico. Per il costruttore speculatore invece è molto più lucroso acquistare terreni agricoli e, con un’intensa attività di lobbying (leggasi proprietà di mezzi di informazione locale e finanziamenti a partiti politici) attendere che vengano trasformati in edificabili dagli organi politici locali.

  • Leandro Perrotta

    @kaos infatti quello che mi stupisce è che il comune Catania per la prima volta dopo decenni ha oggi meno di 300mila abitanti. I dati del rapporto immobiliare per la provincia sono comunque peggiori di quelli del Comune. Quella che si costruirà a Catania è edilizia popolare, fra l’altro una operazione che viene effettuata in molti altri comuni dell’isola, come Ragusa http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=484

    Per quanto riguarda la ristrutturazione degli immobili e i posti di lavoro, vorrei evidenziare come nel caso che conosco meglio, Librino, la percentuale di edifici da ristrutturare urgentemente arrivi a oltre il 50%… Il lavoro nel settore non mancherebbe per intenderci ( i dati mi sono stati forniti dagli studenti di Urbanistica http://www.laperiferica.it/Tecnica-urbanistica-speciale-parte.html). Franco Martini (Fillea) in un recente incontro http://095.bloglist.it/2008/06/19/librino-tra-centro-e-periferia/ ha prospettato la tua stessa ipotesi, chiamandola “edilizia sostenibile”, mercato che offre grandi opportunità al mercato del lavoro, in quantità e soprattutto in qualità con lavori specializzati.

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