Manuale di scrittura cretina – Episodio 2: Splash, l’ucronia col rascio

Scritto da: il 04.05.12
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Quella che segue era una prima bozza di soggetto per un breve film, in parte realizzato con una serie di amici un po’ pazzi.

Un uomo entra in un caffè. “Splash”, si sente appena entra, tanto che incuriosito chiede al barista se anche lui l’ha sentito. Il barista del bar Lord, chiamato così per motivi diversi dalle lontane discendenze britanniche del proprieterio, risponde: «non ho sentito una minchia», con fare irruento ma sorridendo. Il barista, che ha una canottiera sporca di sugo e puzza come dopo l’ora di ginnastica, dice però che è normale sentire “splash”, perché in piazza Aldo Moro da quando hanno aperto al pubblico il monumento a Umberto Scapagnini, una mega pozzanghera di liquami fognari è continuamente presa d’assalto dai ragazzini della zona. C’è orgoglio campanilistico nelle sue parole?

Ridono insieme di cuore. L’uomo, racconta al barista che è tornato a Catania, finalmente da turista dopo anni di lavoro duro all’estero, a Stoccolma la città più degradata del Nord Europa. Ed è piacevolmente stupito di vedere la propria città così all’avanguardia, moderna. «Questo cappuccino fa davvero schifo», dice l’uomo mentre posa la tazzina sul bancone lercio. «U pacch’i to soru», risponde allegro il barista, e l’uomo esce in strada con aria soddisfatta.

La maestosa mole del Monumento a Scapagnini, l’ex centro commerciale Vulcania domina la visuale, con le sue pareti di cemento, le armature consumate in vista, l’aria decadente che ormai domina nelle cartoline illustrate e ne hanno fatto il simbolo di una Sicilia ritrovata. “Patrimonio dell’umanità UNESCO” come recita la targa alla base dell’edificio. Dentro e attorno le tracce del progresso della società catanese, le erbacce alte, tanti rifiuti. Sotto i portici i giacigli notturni degli ubriaconi e dei drogati. Ma qualcosa non quadra, c’è fin troppa pulizia. Certo, ben lontani dal degrado asettico di Stoccolma, ma persino la tanto declamata pozzanghera preda dei tuffi dei ragazzini è davvero minuscola.
“Splash”. L’uomo corre verso la direzione del suono, evitando di scontrarsi con i cumuli di rifiuti e di calpestare le erbacce. Al suo arrivo, una scena agghiacciante. Basito, l’uomo osserva quasi in lacrime la donna che sta lavando le scale. Lo “Splash” non era altro che la secchiata d’acqua sul pavimento.
Con voce rotta l’uomo dice alla donna

«Lei, è per gente come lei che questa città potrebbe ridursi come le capitali del nord, un degrado fatto di pulizia e ordine che è tutto l’opposto dello spirito di fitinzia che ci ha resi grandi nel mondo!»
La donna non lo guarda nemmeno, e continua a passare lo straccio a terra. A pochi passi ha un sacco pieno di rifiuti, tolti dalla strada da poco. Tre ragazze ben vestite e distinte fanno avanti e indietro per raccogliere l’immondizia, mentre addirittura un gruppetto estirpa le erbacce per dar respiro a un fiore nelle vicinanze.
Disperato l’uomo scappa, corre via voltandosi solo una volta a guardare che un ragazzino sta imbrattando il muro con una spugna. Sta cancellando una scritta, un pene gigante, fotografato dai più grandi fotografi del mondo.

L’uomocorrefinoalbarpertelefonareallapoliziaedenunciareivandali. Ma viene fermato dal barista. Non sembra più la stessa persona, il barista ha qualcosa di diverso. «Posso telefonare?» chiede l’uomo, ancora col fiatone, e il barista risponde con uno sguardo alla «ti conviente non chiedere più». Guardando meglio il barista l’uomo inizia a impallidire, e timidamente chiede «cosa le è successo?». «Mi sgaddai», dice il barista mentre fa per prendere uno straccio, e dei detersivi, «haiu a sgrasciari macari ccà se ppe cottesia si leva da in mezzo alla minkia». L’uomo, impietrito, fa per uscire dal bar. Non c’è più nulla da fare.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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