“Ho lavorato per anni in nero per la CGIL di Catania, e voglio riconosciuti i miei diritti“. Il processo su questo paradossale caso è in corso, ma le udienze, come è purtroppo “normale” in tutti i processi, sono ogni sei mesi: Giovanni Sapienza aspetta la decisione del giudice, e nel frattempo racconta a Sonia Giardina, giornalista de “I Cordai“, il giornale di quartiere di San Cristoforo, la sua storia. Ecco di seguito un estratto dall’articolo che parla di questa vicenda, apparso su Ucuntu.
Nell’ ‘85 ha iniziato “a lavorare in nero alla Cgil di Catania svolgendo varie mansioni e anche incarichi di fiducia per il segretario. “Mi occupavo della manutenzione dell’edificio, ero responsabile dell’apertura e della chiusura dei locali e della loro vigilanza, sbrigavo pratiche esterne e organizzavo persino cortei. Speravo di essere prima o poi regolarizzato, ma gli anni passavano e io restavo senza tutele e prospettive di cambiamento. A seguito delle mie continue pressioni per la regolarizzazione del rapporto lavorativo e dei 13 anni di oneri contributivi, nel 1998 la Confederazione trovò un éscamotage. Venni assunto dalla ditta di pulizie, Alizzi Grazia, poi divenuta Novalux, ma solo formalmente! Di fatto avevo le responsabilità di sempre e non mi occupavo certo di pulizie”. “Dopo altri cinque anni – continua Sapienza – nel settembre 2003 decisi di rifiutare lo stipendio in segno di protesta. Il mio vero datore di lavoro era la Cgil e volevo che la mia situazione lavorativa – spiega Giovanni – diventasse chiara senza ditte fantoccio in mezzo. Così chiesi alla Cgil di rispettare i miei diritti assumendomi e coprendo gli anni contributivi trascorsi. Da quel momento venni allontanato dai rapporti di fiducia, molti colleghi non mi parlarono più e fui confinato al centralino, fino a quando nel dicembre 2003 la sostituzione della serratura della porta d’ingresso non mi consentì di entrare. Capii che la situazione sarebbe precipitata di lì a poco. E infatti prima delle festività natalizie ricevetti la lettera di licenziamento”.
La CGIL ovviamente nega la veridicità della storia, e dice che Giovanni Sapienza era solo “un aspirante sindacalista”. Certo è che la vicenda è piuttosto “seria”, casi analoghi nel resto d’Italia, quelli di Ciro Crescentini e Luigi Castiglione, sono diventati molto famosi, lasciando in molti lavoratori l’kmbra dsull’operato del più grande sindacato italiano…
Per ora la CGIL non ha risposto a Sonia Giardina (come potete leggere dall’articolo linkato), ma non dubitiamo che lo farà presto… La prossima udienza per questo “strano” caso è ad aprile.