Lettera aperta di Salvatore Resca ad Antonio Fiumefreddo

Scritto da: il 05.11.09
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Qui su questo blog si parla spesso di Cittàinsieme.

Anzi, diciamo che ormai su questo blog parla più Cittàinsieme che il sottoscritto, visto che 095 ha il privilegio di avere un account dedicato, gestito da Mirko Viola. Sarà che io ho poche cose da dire (o troppa pigrizia per scrivere le poche cose che ho in mente – sarà il “blocco del blogger”, una patologia sempre più diffusa), ma per fortuna Cittàinsieme e la sua “guida”, ovvero Salvatore Resca, ha sempre tante cose da dire, interessanti e puntuali.

Di seguito, si parla di croci: se si è cristiani, scrive Padre Salvatore Resca, la si porta, non si appende alle pareti.

Lettera aperta al sovrintendente

Del Teatro Bellini.

Catania

Caro Antonio,

ti prego, togli la croce dalla facciata del Teatro Bellini!

Non so cosa ne pensano preti e vescovi della tua iniziativa, come dell’altra di consacrare il teatro alla Madonna, ma, conoscendo l’humour clericale, credo che, sotto i baffi, si stiano facendo una bella risata; e anche Cristo, dall’alto dei cieli, vedendosi appeso fra Violetta e Norma stia sussurrando. “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

La croce, caro Antonio, non si appende alle pareti; i cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle per incamminarsi con essa dietro Gesù Cristo. Il Vangelo è una cosa seria. Un luogo come un teatro, a prescindere da ciò che accade all’interno delle sue mura non è il più adatto per metterne in evidenza le esigenze.

Il Crocifisso è il simbolo della fede. Non è un simbolo culturale o un collante di identità etniche e nazionali. Ridurlo a questo vuol dire depauperarlo, svuotarlo, impoverirlo di significato; ed è quello che è esattamente avvenuto: abbiamo aule scolastiche e aule di tribunali piene di crocifissi appesi al muro e vuote di cristiani, veri ed autentici…

Per favore, togli Cristo dai muri del teatro! Credimi! Non è a suo agio!

Con cordialità!

Salvatore Resca

vice parroco dei Santi Pietro e Paolo

Via Siena, 1 Catania

  • Pingback: Daniele Bazzano

  • Mauro

    molto d’accordo con questa lettera.
    ce ne fossero di più sacerdoti come Salvatore Resca!

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