Incontro con Aharon Shabtai a Catania

Scritto da: il 10.05.08
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Aharon Shabtai - politicaVi segnalo un importante evento che si terrà nei prossimi giorni nella nostra amata città, già segnalato dai nostri amici bibliofili del LiBlog.

ARCI Catania e SOUTH MEDIA
in collaborazione con
Università di Catania
Facoltà di Lingue e Letterature straniere
presentano
Incontro con Aharon Shabtai

  • Lunedì 12 maggio 2008, alle ore 18,30, a Catania, presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Aula di via Santa Maddalena 38/40, si terrà un incontro con uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua ebraica, Aharon Shabtai.

Intellettuale colto, irregolare, scandaloso, oppositore delle politiche israeliane nei territori palestinesi, Shabtai sarà in Sicilia ospite dell’ARCI e dell’officina culturale South Media, in occasione dell’uscita in Italia del suo primo libro italiano, “Politica”, tradotto dall’ebraico da Davide Mano con testi dello stesso Mano, di Egi Volterrani e Alfredo Tradardi e pubblicato dalla Multimedia Edizioni / Casa della poesia.

Molte sue poesie politiche sono state pubblicate nel supplemento letterario settimanale del quotidiano israeliano Ha’aretz e hanno provocato lettere di sdegno all’editore e minacce di cancellare abbonamenti.

La responsabilità principale di un poeta, secondo Shabtai, è — almeno a livello letterario — freschezza, attenzione e sorpresa. E quando le cose precipitano, lo scrittore responsabile non può non applicare questi valori al meno piacevole e forse il più scivoloso dei soggetti letterari — la politica e gli affari pubblici.

“Nei tempi oscuri è possibile ancora cantare?” si domandava Bertolt Brecht. “Sì,” si rispondeva “bisognerà cantare dei tempi oscuri”.

Il suo libro “J’Accuse”, ha vinto il premio del PEN American Center. Rifacendosi alla famosa lettera in cui Emile Zola denunciava l’antisemitismo del governo francese durante l’affare Dreyfus, Shabtai accusa il suo paese di crimini contro l’umanità rifiutando di abbandonare la sua fede nei valori morali della società israeliana e di tacere di fronte agli atti di barbarie e di brutalità.

La raccolta di Aharon Shabtai, “Politica” (la prima in Italia) è stata pubblicata dalla Multimedia Edizioni / Casa della poesia, il 1º maggio 2008, in collaborazione con ISM-Italia (International Solidarity Movement) e raccoglie poesie scelte che abbracciano un arco di tempo che va dal 1997 fino al 2008.

In tempi bui, quando uno stato costringe il suo popolo alla sottomissione, può essere il momento del poeta che non sarà messo a tacere. Le poesie coraggiose di Shabtai perforano la torbida oscurità israeliana come un raggio laser. Scrive in ebraico, ma parla a nome degli oppressi di tutto il mondo.
(Tariq Ali)

Non c’è nessuno come Shabtai, un erudito classicista, che scrive poesie piene di franchezza voltaica e rabbia politica. Questi versi di un patriota tradito dal suo stesso governo sono al tempo stesso attuali e senza tempo. Scritti per i giornali, essi saranno ricordati anche quando i loro referenti saranno da tempo dimenticati. Ma noi siamo abbandonati al presente, e questo è l’unico libro di poesia che dovrebbe essere letto ora.
(Eliot Weinberg)

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AHARON SHABTAI

Pasqua

Invece di far bollire
pentole e piatti,
fregatevi il cuore
con lana d’acciaio.
Voi leggete l’Haggadah
come maiali, che
messi davanti a un tavolo
rovisterebbero nel piatto
in cerca di prezzemolo o gnocchi.
Ma la Pasqua, è più forte di voi.
Uscite fuori a guardare:
gli schiavi si stanno sollevando,
una mano coraggiosa
sta seppellendo il suo oppressore
sotto la sabbia.
Ecco il vostro Faraone
stupido e crudele,
che spedisce le sue truppe
con i carri da guerra,
ed ecco il mare della libertà
che li inghiotte.

Aharon Shabtai è nato a Tel Aviv nel 1939 ed è stato membro del kibbutz Merchavia. Ha insegnato greco antico e teatro all’Università ebraica di Gerusalemme e all’Università di Tel Aviv. Molto stimate in Israele sono le sue versioni ebraiche dei tragici greci, per le quali nel 1993 ha ricevuto il Premio del Primo Ministro per la traduzione. Ha pubblicato diciannove collezioni di poesia, tra cui “Ha-poemah ha-beitit” (Il poema domestico, 1976, rist. 1990), “Ha-hartza’ah ha-rishonah” (La prima lezione, 1985), “Ahavah” (Amore, 1988), “Ziva” (Ziva, 1990), “Be-chodesh mai ha-nifla” (Nel meraviglioso mese di maggio, 1997), “Politika” (Politica, 1999), “Artzenu” (La nostra terra, 2002), “Shemesh shemesh” (Sole sole, 2005), “Tanya” (Tanya, 2008). La sua opera è nota anche all’estero dove ha ottenuto importanti riconoscimenti, soprattutto in Francia e negli Stati Uniti, guadagnandosi un posto di prestigio nella scena letteraria internazionale. In traduzione italiana era disponibile fino ad oggi solo una breve selezione di sue poesie in “Poeti israeliani”, a cura di Ariel Rathaus (Einaudi, Torino 2007).

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