IACP – a Catania il 92% degli inquilini non paga

Scritto da: il 26.05.09
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Finalmente, dopo due settimane, ritrovo online sul blog “Altri Mondi” (di Giorgio Dell’Arti, Gazzetta.it) un articolo del Corriere della Sera del 12 maggio. L’ha scritto Sergio Rizzo, quello de “La Casta” per intenderci, ed è una denuncia di proporzioni titaniche: a Catania il 92% degli inquilini di case dell’Istituto Autonomo Case Popolari non paga l’affitto. E si tratta di una quota irrisoria, solo 67 euro al mese in media (una decina di volte in meno di un affitto “normale”) eppure… Eppure su 10003 alloggi gli abusivi sono 2386, quasi il 24%. Di fronte a questa situazione assurda, però, alla Regione si discute di nomine per i consigli di amministrazione della IACP… (leggete l’articolo QUI)

La ricerca, effettuata da Sergio Rizzo per il Corriere della Sera, non è passata dai TG locali e i giornali locali (quasi tutti di Mario Ciancio), ho sentito la notizia solo sul TG RAI regionale e Mediterraneo Sat ne ha fatto accenno a marzo…

Per approfondire, vi rimando a questo articolo su “Il Velino”, alla Relazione sulla gestione dell’edilizia residenziale pubblica della Corte dei Conti, e alla indagine sulla quale Sergio Rizzo ha scritto il suo articolo, ovvero la ricerca Social Housing e agenzie pubbliche per la casa a cura di CENSIS e Federcasa per Dexia-Crediop.

La questione abitativa e il ruolo delle aziende territoriali per la casa
Canoni di affitto quasi simbolici, fenomeni di abusivismo, morosità diffusa, inquilini senza i requisiti di legge, degrado fisico avanzato: questi sono i luoghi comuni che accompagnano spesso, presso l’opinione pubblica, l’immagine del patrimonio di edilizia “popolare” del Paese. Ne deriva nella percezione collettiva una visione semplicistica secondo la quale il patrimonio
pubblico è ovunque mal gestito, non assolve alla sua funzione sociale e rappresenta per lo Stato più un peso che una risorsa.
Al riguardo l’indagine effettuata nel 2008 da Censis e Federcasa (per conto di Dexia-Crediop) presso le aziende territoriali di tutta Italia, in parte conferma ed in parte smentisce le visioni più semplicistiche. Denominati fino a qualche anno fa Istituti Autonomi Case Popolari (ebbero avvio con una legge del 1903), oggi gli enti operativi sul territorio nazionale sono 108 e per la maggior parte sono divenuti aziende che costruiscono e gestiscono abitazioni sociali realizzate con fondi pubblici, ma anche con fondi propri e con prestiti agevolati.
Complessivamente il patrimonio in gestione è pari a circa 940.000 alloggi di cui però soli 768.000 sono quelli in locazione (tab. 10). Si tratta di uno stock di dimensioni contenute se messo a confronto con quello di altri Paesi europei:
basti pensare alla Francia dove l’edilizia sociale riguarda circa 3,9 milioni di alloggi, o al Regno Unito che può contare su 2,7 milioni di alloggi gestiti dalle amministrazioni comunali e 2,2 milioni gestiti dalle Housing Associations.
Un fenomeno meno diffuso di quel che si crede è quello dell’abusivismo che in gran parte del Paese, soprattutto al Centro-Nord, risulta a livelli bassissimi, assolutamente fisiologici (0,1-0,3%). In qualche città del Nord raggiunge l’1%, come nel caso di Brescia o Trento, mentre in una realtà difficile e complessa come Milano sale al 5%.
Per quanto concerne la morosità, anche questa risulta molto differenziata: il fenomeno può essere considerato critico nelle grandi città (Torino, Milano, Genova, Roma, Napoli, Bari e Palermo), mentre assume contorni assai più
contenuti nelle medie città soprattutto del Centro-Nord.
Basti pensare che al 2006 il rapporto tra mancati introiti per morosità e ricavi da canoni (fig. 3) in città come Bergamo, Brescia, Parma ma anche a Venezia, Firenze e Bologna, si attestava su valori intorno al 5%, mentre a Cagliari ha raggiunto il 44%, a Palermo il 35%, a Torino e Genova il 32%, a Roma e Napoli il 30%, a Bari il 23% e a Milano il 19%.

  • Gen

    tutto ciò alla luce del sole…per fare valere la legge a quanto pare non è sufficiente sguinzagliare solo gente in divisa per le strade. Quest’affare delle case popolari dimostra quanto sia necessario un forte segnale politico-istituzionale in favore della legalità e dei diritti di coloro i quali piuttosto che occupare abusivamente o minacciare o fare i portoghesi affidano le loro aspettative ai contenuti di legge. Il silenzio dei tg locali…dimostra che c’è una scelta di fondo…un’inchiesta concernente un simile argomento garantirebbe contenuti per giorni e giorni…e dibattiti, confronti, approfondimenti…Davvero assurdo

  • linda

    Non si può propio dire che Catania , anzi , il Catanese , abbia un feeling con la legalità!!!!!Condivido pienamente ciò che ha soprascritto Gen !!!
    Possibile che NON DEBBA MAI CAMBIARE NULLA !!!!!!

  • Leandro Perrotta

    Cambierà, ma: per cambiare bisogna conoscere le cose, e per conoscere le cose bisogna essere indirizzati e incuriositi a farlo. L’informazione è il primo passo :-)

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