Hainer, Parker e lo sport a Catania – parte 1

Scritto da: il 20.08.08
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Campo presumibilmente da rugby, viale San Teodoro, LibrinoAlle Olimpiadi tutti i cinque atleti della provincia di Catania sono stati eliminati senza conseguire risultati di rilievo, mentre Usain Bolt che viene dalla poverissima Jamaica ha stracciato i record mondiali nelle più seguite specialità dell’atletica. Un paragone che forse è azzardato, ma certamente lo Sport catanese è in crisi. Credo che sia venuto il momento di affrontare seriamente il problema: mancano le infrastrutture, mancano i soldi, manca l’impegno “politico” nel promuovere lo Sport. Manca in sostanza la “mentalità sportiva” diffusa, e i pochi che fanno Sport ad alti livelli nella nostra città lo fanno grazie alla propria forza di volontà, Calcio Catania compreso. Chiara Brancati, Claudio Licciardello, Maddalena Musumeci, Anita Pistone e Cinzia Ragusa vanno ammirati per i grandi sacrifici che fanno ogni giorno allenandosi. Ma per quale motivo seguire il loro esempio è così difficile?

Per capire qual’è il cuore del “problema Sport” a Catania partirò da un episodio clamoroso di qualche tempo fa, ovvero una strana campagna elettorale di due improbabili candidati a sindaco: Hainer vs Parker, che significava Adidas contro Nike (i due sono i massimi dirigenti delle due società). Quella campagna, a detta di quello che finalmente ho scoperto esserne l’ideatore, cioè Giuseppe Parito,  significava “Sport e creatività contro Politica” e, aggiungo io, potenziale contro reale.

Piccolo riassunto: eravamo all’inizio della campagna elettorale, quella dei candidati veri, quella per il sindaco, e come tutti i siciliani ero reduce da una doppia tornata da brividi, politiche più regionali, e ne avevo davvero viste di tutti i colori. Un giorno però alla Facoltà di Scienze Politiche ho visto per caso un volantino strano, un certo Hainer candidato a sindaco. Bel volantino, grafica curata, ci metto qualche secondo ad accorgermi che quelle che sembrano decorazioni sono in realtà le tre strisce dell’Adidas,  dietro il volantino la biografia del “candidato”. Grande idea ho pensato, pubblicità intelligente e originale.

Hainer vs Parker Tornando a casa cerco sul web informazioni sull’iniziativa nelle altre città italiane, “perché sicuramente sarà lo stesso ovunque ci sia un candidato sindaco”… Non trovo nulla. Nel disperato tentativo di raccapezzarmi, Alfio mi propone un post proprio su Hainer…e Parker, suo “collega” della Nike, che ha il volantino caratterizzato con la ‘svoosh’ e la stessa impostazione con la biografia dietro, e c’è anche un sito con i due candidati ma che non svela nulla di più. Che siano candidati sul serio?  Un bel mistero da risolvere. Una cosa in anni di “surfing” sul web l’ho imparata: alla fine su internet l’informazione si trova. Non demordo, e mi affido alle due mucche per vedere chi ha registrato il dominio Hainer vs Parker. Tucows non delude le attese: è stato registrato da Monoarchitetti di Catania, a marzo 2007. Perché lanciare questa campagna e soprattutto un anno dopo la registrazione del sito? Segue una email ai Monoarchitetti, e qualche giorno dopo mi ritrovo in uno studio (gran bel posto) in via Teatro Massimo, proprio accanto a Scenario Pubblico. Mi aspettavo di trovare una giovane segrataria in tailleur, mi aspettavo di aspettare in anticamera almeno 10 minuti per poi dirigermi nello studio dell’architetto, uomo di mezza età con il sigaro toscano in mano, e la severità che ricordo nel mio insegnante di Storia dell’Arte al Liceo (architetto anche lui, la saluto caro prof)…  Dietro la porta a vetri mi accoglie invece un ragazzo con i capelli lunghi, due orecchini e un sorriso cortese: è Giuseppe Parito, fondatore dello studio di architettura “Monoarchitetti, e ideatore di questa campagna. Vi starete chiedendo, come me, cosa c’entra uno studio di architettura con una falsa campagna elettorale? Di seguito, la sorprendente risposta di Giuseppe Parito.

Il nostro è uno Studio di architettura e di grafica, ma abbiamo interessi anche nella produzione culturale. Ci siamo uniti nella missione di progettare contenitori per la cultura (Scenario Pubblico, Zo), secondo il nostro interesse comune: ci siamo conosciuti, noi soci dell Studio, nell’ambito della produzione culturale, cioè giornali studenteschi, operazioni artistiche, frequentavamo ambiti anche diversi da quelli prevalentemente dell’architettura, ma comunque eravamo concentrati come “pensatori” , dove l’architettura per noi era uno degli strumenti utili a trasformare la città.

Per noi architettura è qualunque cosa che interviene a modificare e a comunicare la città verso l’esterno ma anche verso l’interno, per cui ogni operazione che noi facciamo che abbia l’obbiettivo di “fare la città” per noi è una delle nostre missioni. Questa idea “Hainer vs Parker”  è venuta il 2 Febbraio 2007, dopo gli incidenti di piazza Spedini nei quali è morto l’ispettore Raciti, ed è nata vedendo i telegiornali, vedendo il grande risalto che era stato dato a questo episodio, ma che i dibattiti televisivi assimilavano a tutti gli altri episodi analoghi di violenza negli stadi. Non è un episodio analogo, non è la stessa cosa, non è un episodio di violenza nello stadio, non è legato a partite, per noi era un fatto totalmente diverso legato alla città, al suo contesto culturale, al suo contesto circostanziato anche con la festa di Sant’Agata. C’era una grande energia. Quando è successa questa cosa di Raciti, abbiamo detto tutti “doveva succedere prima o poi”, non è un caso che sia avvenuta a Catania in un periodo particolare di interazione fra la festa di Sant’Agata e una partita di calcio importante, il derby Catania Palermo, eventi antropologici e sociali che impattano la città in una maniera incredibile… Il fatto che siano avvenute in un momento contingente e abbia scatenato una forma energetica catartica così forte da manifestare nella sua evidenza un fatto violento, per noi è stato quasi liberatorio. “Si è manifestato ciò che era latente”, questa grande energia violenta, in questo grande disagio, in questa grande popolazione di “lumpen suburbani” che non hanno identità.

Quando guardiamo la città di Catania possiamo identificarla solo con il sottoproletariato urbano, una realtà che somiglia a quella di Napoli. Tante persone nascono già come grande massa di persone all’interno di una città ma non sono organicamente collegate con il resto della città, con le altre classi sociali, per cui questa cosa, questo disagio, deve esplodere. Esplode in una criminalità diffusa o latente, dove questi fattori critici possono accadere da un momento all’altro. E’ successo il caso della spazzatura a Napoli, è successo il caso di Raciti a Catania. Nei libri di antropologia la riappropriazione del territorio da parte dei subalterni, delle classi subalterne della città avviene attraverso episodi periodici: i carnevali, le grandi feste dove ci si diverte tutti in piazza, dove ognuno manifesta il suo riappropriarsi della città perché normalmente è vissuta e organizzata dalle classi più agiate, che hanno più influenza e più capacità di influenzare il territorio. Loro non ce l’hanno. Quello è l’unico momento in cui gli è data possibilità di fare la loro città, attraverso i loro percorsi, organizzando… Anche il fatto che loro in qualche modo “derubino” la Chiesa (durante la festa di Sant’Agata) della tempistica con cui deve avvenire la cerimonia, serve a ristabilire il possesso di questa festa, degli spazi e dei suoi tempi, della sua logistica. E questa cosa insieme al derby ha scatenato questa grande energia, che andava attenzionata per quello che era cioè un fenomeno sociale politico antropologico, e non un fatto sportivo “la violenza dello stadio”. E invece ovviamente c’è stata ancora una volta da parte del sindaco di Catania Scapagnini l’occasione di andare rendersi visibile in televisione dicendo una serie di sciocchezze quindi sminuendo qual’era il problema legato a Catania, dicendo le classiche banalità “sono gli interessi economici che girano attorno al calcio”, “sono poche teste calde”.

Alla fine l’alibi per tutti diventava “ci sono gli interessi economici all’interno dello sport”, gli scandali che stanno avvenendo oggi nello sport sono sempre colpa di qualcun altro, dei grandi fantasmi manovratori economici che sono alla fine le grandi aziende che producono materiale sportivo, o quelli che hanno i diritti sportivi, Sky con Murdoch  e altri, oppure appunto i grossi produttori sportivi cioè Nike e Adidas.

Nike e Adidas sarebbero loro i grandi manovratori di questo accanire lo sport di interessi, e questa mi sembra una delle più grandi sciocchezze che si possano dire, perché se devo pensare oggi a chi veicola un’epica dello sport proprio nella “mitologia”, chi si inventa queste figure mitiche ed epiche, non la partita  di calcio in quanto tale, sono le pubblicità sportive. Io credo che Nike e Adidas facciano il loro lavoro cercando profitti, ma credo che lo facciano ancora trasmettendo e riuscendo a trasmettere valori importanti. Pensiamo alla credibilità diffusa che hanno queste grosse società rispetto alle amministrazioni locali: se dovesse venire Nike e Adidas e costruire un palasport a Librino, con una operazione importante, credo che tutti riconoscerebbero valore e importanza a queste aziende e della “verità” che portano, cioè diffondere lo sport e veicolare valori sportivi. Probabilmente non ci sarebbero gli atti di vandalismo che invece ci sono quando a fare il campo è il comune di Catania. La gente lo sa che è una presa in giro, che il brand “Comune di Catania” non è credibile. Con lo stemma Nike fuori la gente lo guarderebbe e lo utilizzerebbe con maggior rispetto. A dimostrazione, a Catania stanno aprendo i negozi monomarca e si vede l’atteggiamento di rispetto verso questi luoghi. Siamo vittime della pubblicità, ma siamo vittime anche di valori positivi. Ogni marca con valori linguaggi e filosofie diverse trasmette la nuova epica dello Sport, il nuovo racconto del dio greco di Olimpia, che anche quello era un modo per pubblicizzare poteri politici economici sociali oggi lo si fa tramite grandi sportivi, o inventandosi un personaggio sportivo reale fino a quasi a farlo diventare una divinità. Ma non mi pare ci sia niente di male, purchè trasmettano valori positivi. Comunque sia sempre nel confrontare queste grandi aziende nella loro strutturazione e radicamento nel territorio queste persone che sono considerate dei poteri occulti, non si vedono mai in faccia( il sospetto nasce da questo) in realtà nonostante tutte le cose che si dicono, dei palloni cuciti dai bambini, dei campetti “con il simbolo che fa da pubblicità occulta”, loro hanno solo interesse che si faccia Sport il più possibile, perché si allarga il mercato. E per fortuna vendono scarpe da ginnastica…

Il racconto di questa trovata continua dopodomani…

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  • Roberto Chibbaro

    incredibile questa cosa…sarebbe bello sentire e coinvolgere adidas e nike…non riusciamo a intervistarli?

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  • http://io.facciocose.it neon

    Grazie della segnalazione, hai fatto un resoconto dettagliatissimo. Complimenti!!!

    Lo sai che nonostante lo abbia avuto come prof solo per un anno ho anche io quella visione di architetto? :D

  • Leandro Perrotta

    @Roberto
    non so non avevo mai pensato di parlare con i veri “Signor Nike” e “Signor Adidas”, ma è un’idea…

    @Neon
    Chissà che fine ha fatto, da me non era particolarmente “Amato”…

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