Fisici precari – il resoconto dell’occupazione

Scritto da: il 30.10.08
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Ieri ho ricevuto da alcuni amici che frequentano la facoltà di Fisica un resoconto dei loro giorni di protesta. Una protesta nata spontaneamente, senza partiti coinvolti, da persone che “la protesta” non sono abituati a farla. Il resoconto esprime tutta la fatica, la voglia e la speranza di cambiare quello che per loro non va: i tagli all’università in finanziaria, e la legge Gelmini sula scuola. Lo incollo qui di seguito.

Gelmini, chi era costei

Ore 22:05. Catania. Cittadella universitaria. Facoltà di Fisica, aula E.

23 ore dall’inizio dell’occupazione. La stanchezza è una maschera sui nostri volti. Ma non si può mollare. Non ora. Arrivano le ultime news. Il Presidente del Consiglio parla di “Facinorosi in piazza”. Sentito e risentito. Ci si organizza per la seconda notte, qualche ora prima fa capolino in aula il direttore del dipartimento, incontro propositivo, dal quale comprendiamo cosa accadrà in termini organizzativi ed economici alla Facoltà di Fisica, nel momento in cui gli scellerati provvedimenti governativi diverranno realtà. La sopravvivenza stessa della Facoltà è in pericolo. Come si pagheranno le spese di luce, acqua, manutenzione? Come si potrà organizzare la Ricerca con un simile stillicidio del personale? Che fine faranno i precari della ricerca? Le risposte arrivano più tardi in un incontro molto interessante con due ricercatrici dell’INFN. Traspare l’impossibilità di programmare il futuro.

Sono laureate col massimo dei voti con dottorato di ricerca, assegniste di ricerca (ex articolo 23 oggi CO.CO.CO) per anni in giro per l’Europa a collaborare con importanti istituti, dal loro ritorno in Italia il loro stipendio è di 700 euro, e ora un enorme punto interrogativo per ciò che accadrà al termine del contratto. Sul loro volto si vede l’orgoglio di chi ha sempre lavorato con dedizione nonostante tutto, ma si percepisce l’alone di frustrazione tipico di chi è costretto a vivere in un limbo.

Giornate di vero movimento studentesco. Informazione capillare e serrata.
Il movimento Cittadella in Lotta nasce mercoledì, ma è come se esistesse da anni.
Raccoglie studenti delle Facoltà di Chimica, Farmacia, Ingegneria e Fisica.
Da molto tempo non nasceva un simile movimento.
Impariamo a conoscerci.
Tutto è deciso di comune accordo.
La forma di lotta? Assemblea itinerante, ovvero interruzione delle lezioni nelle varie Facoltà. Giovedì e venerdì per la cittadella si muove un serpente composto da studenti rumorosi e decisi. “Dieci minuti per esporre le motivazioni della nostra protesta”. E’ questa la richiesta ricorrente che poniamo ai docenti durante le loro spiegazioni.

I minuti diventano spesso molti di più, perché proprio i prof partecipano attivamente al dibattito. Gli studenti ascoltano con attenzione, pongono domande. Il linguaggio è diretto, niente giri di parole, ma fatti, cifre e conseguenze. Il movimento cresce sempre più, trova il suo apice venerdì 24 ottobre. Poche parole. Tutti d’accordo. Comincia l’assemblea. In pochi minuti si radunano molti studenti. Siamo oltre duecento persone. Si blocca il traffico veicolare alla Cittadella e in un momento di incredibile entusiasmo generale, in corteo raggiungiamo gli studenti delle Facoltà del centro di Catania. Siamo in tanti, rumorosi e incazzati. Siamo diretti verso Le Ciminiere dove avrebbero dovuto esserci vari ministri tra cui la Gelmini. Non arriverà, ha dato forfait il giorno prima. Dobbiamo accontentarci del Magnifico don Abbondio, che non assume una chiara posizione, rimbalzando la patata bollente ai nostri rappresentanti della consulta, che nel frattempo sono finiti su Chi l’ha visto?
Sabato e domenica sono giornate di riunioni per pianificare il lavoro da svolgere la prossima settimana.

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Lunedì 27 ottobre ore 10 del mattino. Assemblea nell’auditorium di Fisica. I professori, accorsi in buon numero, siedono in basso. I posti a sedere sono gremiti in ogni ordine. Molti seguono in piedi. Al microfono si avvicendano studenti, professori, ricercatori. Il dibattito è fluido e ricco di spunti.
L’assemblea dall’auditorium si sposta in aula E.
Si continua a dibattere, poi in serata l’annuncio al direttore del dipartimento di iniziare l’occupazione. La decisione non è scaturita da un vero dibattito, ma da un flusso creativo che percorre il movimento dalla sua formazione. Ci si attrezza come meglio si può per trascorrere la notte. Si parla molto. In sottofondo le note di Gaber e della Famiglia Rossa con “Mi sono fatto da solo”, un po’ come questo foglio. Figlio del flusso creativo. Danzano le idee. Si organizzano turni per le ronde notturne. Ci vogliono occhi aperti. A notte fonda molti crollano. Non è comodo dormire sui tavoli né tantomeno a terra. Ci adattiamo.

Martedì 28 è il giorno dell’assemblea aperta ad Ingegneria. Solito giro per le aule avvisando tutti del suo imminente inizio al Polifunzionale. Il portico alle 10:30 è strapieno di gente. La propaganda fatta in questi giorni evidentemente ha funzionato. Daniele modera gli interventi. Sono tanti, applauditi e sostenuti. Si avvicendano al microfono studenti, professori, precari della ricerca, precari dell’insegnamento di sostegno…. L’apoteosi quando arrivano gli studenti delle Facoltà del centro di Catania. Un coro rumoroso si avvicina al grido di “Noi la crisi non la paghiamo!”. Pochi minuti e partono anche i loro interventi. L’assemblea continua. Ancora per un’oretta circa. Al suo termine sui nostri volti è dipinta un espressione di soddisfazione.

Raramente la Cittadella ha vissuto momenti di partecipazione collettiva come questo.

Non c’è ricompensa migliore per il nostro lavoro se non la partecipazione attiva di chi fino a qualche giorno prima non aveva idea di ciò che succedeva negli atenei di mezza Italia. Il pomeriggio scorre veloce. Organizzazione per le lezioni in piazza e per la seguente assemblea del giorno dopo.

Nuvole dense e cariche di pioggia si addensano la mattina di mercoledì 29. Alle 9:30 il tempaccio minaccia la riuscita delle nostre iniziative. Falso allarme. Mezz’ora dopo c’è già uno splendido sole che riscalda la città e il cuore degli studenti. Piazza Università è il punto d’arrivo del corteo numeroso e chiassoso degli studenti medi. Sotto il rettorato avvengono le lezioni di Fisica, Semiotica e molto altro… Si prosegue con un’animata assemblea che si protrae fino a metà pomeriggio. Dalla piazza risaliamo in Cittadella nella Facoltà di Fisica.

Domani è il grande giorno. Il 30 ottobre: sciopero generale.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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