Festa di sant’Agata come sfogo per le bestie?

Scritto da: il 04.02.12
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

«Sfido chiunque a dire chi sia più religioso tra chi prega meccanicamente in silenzio e chi invece, urlando la propria devozione, chiede la grazia di non tornare più a piazza Lanza». Sono le parole che mi ha riferito il commendatore Luigi Maina pochi giorni fa. A me, che abito a Catania sud. Mi sonosuonate molto fastidiose. «Ma come – ho pensato – questo sta praticamente dicendo che la festa serve da sfogo per i “selvaggi” di San Cristoforo, Librino, Angeli Custodi, San Giorgio ecc. ?». Maina, in sostanza stava implicitamente ammettendo che sì, è vera la diceria: i “devoti” sono “delinquenti”. Aggiungendo, con quel riferimento alla grazia «ma dai, poverini, anche loro hanno diritto di sperare», nella lotteria dei prolet. Non ho idea di quanto sia presuntuosa la mia deduzione, il mio leggere oltre le righe, però in questi giorni ci ho riflettuto. E  il cerimoniere di 81 anni che della festa della patrona sant’Agata è un po’ il patron – tipo Salvetti col Festivalbar - dimostra di conoscerla davvero bene Catania.

Spiego anche perché. In questi giorni ho avuto modo di parlare di sant’Agata con tante persone, ho raccolto opinioni, ho fatto “indagini”. C’è una netta separazione tra chi vuole essere “per bene” e chi invece si aggrappa all’identità di quartiere, di catanese, per definirsi come individuo. I primi, manco a dirlo, sono contro sant’Agata, i secondi si attaccano alle tradizioni come se fosse l’unica ragione di vita. Ma probabilmente un po’ lo è. «Io sant’Agata non so che giro fa» mi ha detto un’amica che sta in centro (passa sotto il suo balcone di casa). «Io sono devoto e mi seguo tutto il giro esterno» mi ha risposto un amico che invece sta a San Giorgio, estrema periferia.

«Sai, il portare una candelora a sant’Agata è un po’ come essere un capo ultras in curva allo stadio» mi ha detto un’amica, molto devota, in questi giorni. Una frase che può sembrare banale ma che mi ha aperto un mondo di riflessioni. Catania è divisa, nettamente. A sud, come dice Maina e anche gente ben più autorevole prima di lui, c’è il degrado causato dall’emarginazione. Ma lo dicono anche i dati elettorali, con l’assenteismo alle stelle. Lo dice la dispersione scolastica, lo dice la presenza dei clan, lo spaccio, gli arresti. E non è un caso che un sacerdote come Salvatore Resca, che può permettersi con il puro uso della ragione di dire «la festa di sant’Agata è solo folklore, non ha niente a che vedere con la fede» stia in una parrocchia a Borgo-Sanzio: è la parte di città più sana, più civile.

Però c’è un particolare da non sottovalutare. Salvatore Resca in quella parrocchia di santi Pietro e Paolo in via Siena ci è arrivato negli anni ’60, da giovane, e negli anni insieme al parroco fondatore Giovanni Piro e poi all’attuale parroco Alfio Carciola ha costruito una comunità che non si scandalizza a queste parole, ma le apprezza perché anticonformiste, perché portano a una evoluzione del costume e del modo di pensare, prima che per la logica disarmante del ragionamento che le ha generate.

A Catania sud, questa fortuna, di avere dei preti giovani e incorruttibili, non l’abbiamo mai avuta, e oggi ci teniamo sant’Agata “festa per far sfogare il popolino”.

«Secondo me dovrebbero chiudere Librino con una muraglia e buttare dei leoni dentro per far sbranare tutti», mi disse un simpatico bambino tanti anni fa, quando seppe del mio luogo di residenza. Non aveva capito, cosa che forse Maina sì, che le bestie sono (io sono) le persone che in quella zona ci stanno. «Ma tuo padre, che fa l’ingegnere, i soldi come cazzo se li è fatti, se non costruendo palazzoni/ gabbie?» gli risponderei oggi, se lui non fosse impegnato in cose più costruttive (da costruttore) di sdilliriare su un blog.

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