Festa d’Estate 2008 – bilancio e qualche foto

Scritto da: il 30.06.08
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

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Bilancio della Festa d’Estate tenutasi al Monastero di Benedettini in piazza Dante.

Nota 1: è stata una rassegna ben organizzata e molto partecipata.

Nota 2: fra i tanti eventi (film e concerti) c’era l’imbarazzo della scelta. E nell’imbarazzo ho scelto di partecipare alla serata conclusiva del 28, con la premiazione di Unirock contest.

I vincitori, i ragusani Baciamo le Mani (secondi i catanesi e sempre bravissimi Dossi Artificiali), sono stati davvero una bella sorpresa, e decisamente la cosa migliore ascoltata nella serata. Non parlo di doti musicali (non sono in grado di giudicare), ma proprio di performance dal vivo, veramente trascinanti. Più dei Tinturia che hanno cantato subito dopo e mi hanno un pò deluso.

Ma spezziamo una lancia a favore degli ospiti d’onore: l’audio durante il concerto dei Tinturia è decisamente peggiorato. Probabilmente perchè le regolazioni dei mixer sono state fatte senza pubblico, e all’arrivo della massa di persone le regolazioni sono andate a farsi benedire…

Comunque una serata divertente dentro una rassegna di buon livello, e spero venga ripetuta il prossimo anno.

Un ringraziamento speciale ai blogger incontrati per caso che hanno seguito con me la serata, ovvero Giuseppe-Terronista, Claudio-Serverless, e Noemi-Soleluna

E non dimentichiamo lo sponsor che ha permesso la partecipazione dei suddetti blogger alla serata, la birra CarlsBlog.

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  • Elladan

    c’è stato un intervento durante il concerto dei Tinturia che mi ha fatto sganasciare dalle risate, me e due ragazzi con cui sono entrato in simpatia da quel momento. il cantante dei Tinturia ha detto” adesso vi proponiamo questo pezzo, ascoltate questo midley” e una voce dal fondo disse “cchi sp….iu iè ssu midlei??” il concerto non è solo l’emozione del cantante che si esibisce, ma anche il pubblico che interagisce. peccato che anche i nostri interventi(POO PII-POO PII) Lello non ha cantato Jovanotto…

  • Leandro Perrotta

    Ah quindi eri tu con i tuoi amici sulla panchina a inneggiare “giovanotto”? :-D

    A me sarebbe piaciuto sentire “occhi a pampinedda”

  • Elladan

    no, non ero nella panchina. ero … ndo menzu… comunque ci abbiamo provato anche con CULL’OCCHI A PAMPINAAA, e anche tirichitolla.

  • http://www.gaetanoporcasi.it PORCASI GAETANO

    “IL PITTORE CHE DIPINGE LA STORIA”
    Le tele di Gaetano Porcasi: “il pittore che dipinge la storia” sono uniche, oltre che per i temi di impegno e di denuncia sociale trattati, anche per la tecnica ed i colori mediterranei da cui traspare un intensa “sicilianità ” . La mostra itinerante del 2003 sulla strage di Portella delle Ginestre ha rivelato l’elevato livello culturale dell’indagine pittorica di Porcasi e l’attualità dei temi trattati. Quel che accade nella Sicilia del 1947 quando i contadini occupavano le terre incolte che volevano seminare per sfamarsi scontrandosi con i proprietari terrieri difesi dai gabelloti mafiosi, accade oggi in Brasile dove i campesinos “senza terra” vengono assassinati dai vigilantes armati dai proprietari terrieri che erigono mura in difesa dei campi incolti. Nell’immobile “fotogramma” di una tela, desueto per la civiltà delle immagini che attualmente viviamo, l’autore riesce a trasferire il patos degli eventi ed i personaggi scaturiscono come prodotto puro della sua tensione morale, suscitando intense emozioni. A far da contrappunto alle pitture storiche che raccontano gli assassini di mafia, i paesaggi di una Sicilia solare con i fichidindia, le agavi, le ginestre, gli ulivi, le arance, i limoni; patrimonio di una terra baciata da Dio e calpestata dagli uomini. Infinite le tonalità dell’azzurro con le quali Porcasi dipinge il cielo della sua terra, è da lì che ha inizio il suo viaggio nel tempo. Le pagine della storia della Sicilia, sono scritte con il sudore e il sangue dei contadini che hanno dovuto combattere a mani nude per conquistare la terra e la libertà. Le bandiere rosse, simbolo della lotta dei lavoratori d’ogni tempo si fondono con il tricolore. In fondo è un’epopea italiana, mediterranea quella che l’autore ci racconta. Bandiere rosse e tricolore sullo sfondo di cieli di un azzurro struggente che nelle opere di Porcasi cambia di tonalità a seconda degli eventi, delle stagioni, degli umori degli uomini e delle loro azioni. Testimonianza questa dell’appartenenza dell’anima al tempo ed ai suoi mutamenti. Solo la natura rigogliosa tipica di questa terra, bella, solare e mediterranea, sembra rimanere immutata, muta ed immutabile testimone degli eventi e del trascorrere del tempo. Qui gli uomini sono solo “accidenti”. In questo l’artista opera come una divisione metafisica tra la natura: flora e fauna volte naturalmente al bene ed alle leggi immutabili (naturali) e l’uomo che quando è protagonista, è anche trasgressore per interessi di parte, per egoismo sfrenato, dell’armonia del creato, attore di violenza. C’è un’anima naturalistica dell’autore che può spiegarci l’impegno di Porcasi sul fronte ecologista in difesa della terra dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo che gli è costato persecuzioni e denunce da parte del potere costituito. Numerose, le analogie con i dipinti di Renato Gattuso rilevati dai critici d’arte nelle opere pittoriche di Porcasi. Oltre al realismo cromatico viene invocata la sicilianità, che appare condivisa aldilà delle tecniche utilizzate, con il grande maestro di Bagheria. Il verde dell’albero d’arancio amaro con le sue foglie di un verde acceso, le spine che nascono dai rami, così come i frutti colorati di un “colore arancio” dalle tonalità cromatiche rare, testimoniano, aldilà della semplice raffigurazione cromatica anche un’indagine psicologica complessa. Dal ramo, comune sorgente, scaturiscono frutti succosi e spine, proprio come accade nella vita degli uomini, che ogni giorno sono protagonisti della storia nel bene e nel male. La sicilianità in Gaetano Porcasi, diventa allora metafora della vita, e pretesto per raccontare storie mediterranee dal contenuto universale. L’artista dipinge con un linguaggio non criptato, facilmente comprensibile a tutti, dipinge con il cuore. Aldilà delle considerazioni “etiche” resta una riconoscibilità immediata delle tele di Gaetano Porcasi, che, nell’arte d’ogni tempo, è patrimonio dato a pochi artisti. Taluni restano sorpresi nel constatare la giovane età dell’autore, dietro queste opere d’arte che sanno di maturità piena. Il futuro, per questo “siciliano puro” non sarà un semplice accidente, ma qualcosa di straordinariamente importante per il mondo dell’arte.

    Giornalista e critico d’arte
    Cosmo Di Carlo

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