Felici come Michele a Wolfsburg

Scritto da: il 03.06.11
Articolo scritto da . Catania, ad uno sguardo superficiale, è una città che sembra non offrire molto. Ma se si ha la pazienza di guardarla dentro, Catania si rivela vulcanica come il suo Etna che le fa da compagno. Si trovano tante di quelle straordinarie storie che si potrebbero scrivere intere enciclopedie per narrarle. 095 Blog è una guida, per poter muoversi dentro questo magma cittadino. Un semplice bignami, da consultare e sfogliare con semplicità.

Ho letto questo romanzo di Giuseppe Fava, “Passione di Michele”. Erano mesi che tenevo il libro sul comodino, una copia regalatami dall’editrice Mesogea per un incontro-dibattito. Ho letto decine di volte gli articoli de “I Siciliani”, ma di questo romanzo solo poche pagine. Non ero mai riuscito ad appassionarmi alla lettura. Invece ieri notte di botto ho letto 120 pagine, su 200 circa. Cose che capitano, forse, o forse è che sapevo come sarebbe andata a finire. E non volevo stare male.

“Passione di Michele”, il titolo dice già tutto. Non è appassionato di qualcosa – non è una parabola sportiva, solo un po’ è un romanzo di formazione – ma la “passione” è come quella di Cristo. Michele deve soffrire, è un bravo ragazzo siciliano onesto e lavoratore, QUINDI gli deve andare a finire male. Così è, parte da Palma di Montechiaro per andare alla fabbrica della Volkswagen a Wolfsburg, si trova bene, è felice, ma finisce male. E certamente nessuno poteva aspettarsi il contrario.

Ma non è un romanzo deprimente. Intanto è scritto molto bene, scontato, si tratta di Giuseppe Fava. Uno stile aggressivo, a tratti manieristico, molto simile a quello degli articoli-racconto dei Siciliani che invece sono molto ben conosciuti. Poi racconta della Germania come non ti aspetti. A fine anni ’70 sembra già quella mitica della “Zoo Station” dell’unificazione, capitale supercolorata e disinibita, dove anche gli occhi di un ragazzo di paese, con le mani da contadino e una visione del mondo che va dal mare alla montagna di Palma di Montechiaro, riescono a vedere che il futuro cambiamento sta arrivando. Forse Fava se lo aspettava, sapeva che il muro sarebbe crollato insieme al “vecchio mondo”?

Mi piace pensare che un buon cronista non debba per forza capire tutto, se sa osservare riporta su carta quel che vede, e la sua fotografia sarà valida anche 30 anni dopo. Certamente è stato così.

Ma del romanzo solo una cosa non mi ha convinto: quando ha descritto Catania. C’è una parte, poche righe, in cui Michele racconta di essere stato in questa città, grande e bella – anche se non dice eslicitamente che è bella – una città che lo ha colpito. Si capisce che la considera bella perché la paragona a Palermo, che è descritta invece proprio per farti vedere che è bella. Ma la descrizione di Catania sembra in più, sembra che stia lì per sbaglio. Non dona nulla al romanzo, o almeno così mi è parso. Scrive

“…la via Etnea con tutti quei palazzi antichi, le cupole bianche e azzurre delle basiiliche, il caos degli autobus e delle macchine, la folla che sbucava da ogni parte, sembrava che tutti corressero chissà dove, sempre gridando e ridendo. E l’odore del caffé ovunque, le donne. Quel giorno aveva pensato che tutti gli abitanti di Catania dovevano essere felici”.

Non ho mai visto un catanese felice in 27 anni. Ironico, incazzato, strafottente, soddisfatto sempre. Ma felici, come Michele a Wolfsburg, mai. Perché Fava abbia scritto queste righe, lui che è riuscito a dire tutto della Germania ancora a venire in 15 pagine, è un mistero che non scoprirò mai. Forse le doveva solo dire, e le ha ficcate dove nel libro forse un pochino c’entravano.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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