Pierpaolo, uno studente modello, è morto. Non so se avesse ottimi voti, o se fosse in regola con gli studi. Quello che mi basta sapere è che aveva 23 anni, ed era un lavoratore. Precario, interinale, stagionale, occasionale. Ed è morto mentre lavorava alla maledetta raffineria SARAS, in Sardegna.
Pierpaolo è nato in una città, Catania, con il tasso di disoccupazione alle stelle, che è la “capitale dei nullafacenti“, come da uno studio recente è emerso.
Da oggi Catania è la città di Pierpaolo, di quelli che hanno voglia di studiare, ma non per se stessi. Per lavorare, per vivere.
La città dei “cervelli in fuga”, dove chi studia non trova lavoro. Ma nessuno si ricorda, di solito, che è la città dove chi studia lo fa perché vuole trovare lavoro. Non perché ha qualcosa in più da dare, perché ha un “cervello” da spendere, da sfruttare. E’ il lavoro che ti porta a studiare, non viceversa. Lavorare nobilita, lavorare è l’aspirazione dell’uomo.
Pierpaolo l’ho definito studente modello perché ci riporta alla realtà, al suo vero senso: viviamo, e lavoriamo per continuare a farlo. Niente di complicato, solo un risveglio brusco.
NEET – «Not in Employment, Education and Training». Non è una definizione che va bene per questa città. Non dopo che Pierpaolo è morto. Anche perché c’è ancora un Gabriele, intossicato nello stesso incidente ma per fortuna salvo, con la sua stessa voglia ed esigenza di lavorare.
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